venerdì, 23 ottobre 2009

drago

Ti è mai capitato di ritrovarti in una situazione di cambiamento in cui sono coinvolte diverse persone, o meglio, un gruppo di persone?

In quel momento avverti che qualcosa mosso da qualcuno ha svegliato o risvegliato energie assopite, energie accantonate, energie nascoste, che messe assieme creano un vortice energetico che rischia o tenta di uscire dal controllo di chi ha scatenato questo processo.

Ebbene in questo caso io dico: “Abbiamo  risvegliato il drago dormiente!”, dove il termine “drago” è la metafora di un ammasso energetico in movimento.

Ed è una situazione nuova, strana, eccitante, foriera di un cambiamento in positivo.

Un drago si sa è un’energia potente: è grande, vigoroso, scattante, anche pericoloso (il drago per definizione sputa fuoco). E vola, si sposta con facilità e rapidità, fulmineo, diretto, colpisce il bersaglio con tutta la sua potenza.

Ebbene in questi casi il drago non va lasciato solo.

Il drago va accudito, ascoltato, coccolato, gestito, sempre vigorosamente e senza timori di sorta. Il drago – alias ammasso energetico in movimento – va guidato, affinché la sua potenza sia incanalata al servizio degli obiettivi che stanno a monte del suo risveglio. Allora è bene – col suo permesso - salirgli in groppa e indicargli la strada: dove andare, quando partire, cosa fare, come agire, senza dimenticarsi di spiegargli il perché.

Ecco allora che il drago diventa un alleato prezioso e ci aiuta a perseguire la meta per cui è stato destato.

Allora può diventare un trascinatore, un accumulatore e un acceleratore di ulteriori energie.

Guai – ripeto – guai a lasciarlo solo. Si rischia che erutti la sua potenza a casaccio magari colpendo anche chi lo ha ridestato. Se abbandonato, dopo essersi sfogato, è probabile che ritrovi una nuova caverna dove assopirsi nuovamente. E dopo sarà sicuramente ancora più impegnativo ridestarlo di nuovo, col rischio che stavolta ti si rivolti contro.

 

postato da: BrunoStein alle ore 09:30 | Permalink | commenti
categoria:nuvole
mercoledì, 30 settembre 2009

serenitàNon ci avevo mai pensato.

Cercavo un posto tranquillo dove poter riflettere, in pace e tranquillità con me stesso: solo noi due.

Non sapevo dove andare: un bar, una panchina su un fazzoletto verde, in macchina o in aperta campagna.

Quella mattina avevo posticipato l’entrata in ufficio e mi ero diretto verso Spilimbergo. Avevo lasciato che l’auto andasse da sola. Avevo inserito il pilota automatico nella mia mente.

Posteggiai in centro, feci il biglietto per il parcheggio e mi incamminai. Senza una meta, seguendo “il mio pilota automatico”.

Camminavo. A un certo punto alzai lo sguardo e lo vidi. Maestoso, silente, accogliente. La porta del lato nord era aperta.

Entrai nel duomo. Camminavo e l’unico rumore che sentivo erano i miei passi, sempre più lenti e silenziosi. La luce del mattino scaldava l’aria e colorava le vetrate e illuminava a tagli la navata e lo spazio attorno a me.

Mi ritrovai seduto. Assorto. Nei miei pensieri. Lì, in silenzio, mi svuotai e mi rasserenai. Ero in mia compagnia e ci stavo bene. I muscoli del mio corpo si erano alleggeriti e distesi, il mio respiro si era allungato. Chiusi gli occhi.

Il tempo si era dilatato, come l’espressione del mio volto.

Assorto. Dentro di me.

Una chiesa per riflettere. Una chiesa per svuotarmi. Una chiesa per stare in silenzio.

Non ci avevo mai pensato.

postato da: BrunoStein alle ore 21:25 | Permalink | commenti (2)
categoria:nuvole
domenica, 20 settembre 2009

radioattività2Ho letto e sentito, visto anche, quello che la ‘ndrangheta ha commesso: ha inabissato diverse navi al largo della Calabria, utilizzando l’esplosivo.

Il problema è che queste navi stivano fusti di materiale radioattivo.

Ci sono le immagini di un mini sottomarino telecomandato che un giudice, dando corso alle indagini, ha spedito per far emergere la verità. Un giudice da poco trasferito che si è permesso di proseguire con le indagini, visto che i suoi “colleghi” non ci davano troppo peso. E visto che parliamo di mare, possiamo dire che le indagini “si stavano insabbiando”.

Il tutto è nato da una confessione di un capocosca pentito che ha vuotato il sacco (NB: il pentito ha parlato alcuni anni fa).

Bene. Anzi male. Malissimo.

Quello che mi procura il vomito non è solo l’aver inquinato il mare, l’aver contribuito ad avvelenare la vita sulla terra e i suoi abitanti (uomini compresi), ma l’aver visto confermato “il teorema di Saviano” (Roberto Saviano - Gomorra - Mondadori). Saviano dice che i camorristi non hanno il senso del futuro e della vita, in quanto hanno avvelenato la loro terra stivando in Campania tonnellate di rifiuti tossici e nocivi, con la conseguenza che la loro terra, la loro vita, la vita delle loro mogli e quella dei loro figli sono esposte al terribile rischio di ammalarsi (leggi: cancro). E se ne fregano. A loro basta il presente. Le conseguenze sono una variabile insignificante.

Ebbene la ‘ndrangheta con questi smaltimenti radioattivi si comporta allo stesso modo.

E questa è una tragedia nella tragedia. Perché a questo modello culturale non c’è rimedio, questo è l’assassinio della speranza.

Queste persone sono così focalizzate sul fare soldi che tutto quello che ci sta attorno è un dettaglio marginale, tuttalpiù fastidioso. Non gliene frega niente se a pagare con il cancro siano poi loro stessi o i loro figli. Figuriamoci se gliene frega degli altri (leggi: noi).

Pare poi che di navi inabissate in questo modo ce ne siano parecchie. E pare anche, così dice il pentito, che l’attività criminale sia stata possibile solo in quanto c’erano connivenze con la politica e che siano stati addirittura alcuni politici a richiedere tale servizio.

Criminali gli uni (la ‘ndrangheta) e criminali i secondi (i politici immischiati). I primi lo fanno per proprio tornaconto. I secondo nel nostro nome.

Miserabili.

postato da: BrunoStein alle ore 13:27 | Permalink | commenti (1)
categoria:
martedì, 08 settembre 2009
DSC04443"L'organizzazione è quel beneficio che apprezzi quando manca e che pochi riconoscono e che ancor meno sono disposti a pagare" - Stein, 2009

Ecco la riflessione di oggi. Mi piace scriverla e rivendicarne la paternità.
Ero al cellulare con Giulio e mi complimentavo con lui per la sua capacità di organizzare il lavoro. E lo dicevo perché il cantiere su cui lavoravo (organizzato da altri e non da lui) si era appena stoppato per una cavolata, dovuta a una comunicazione incompleta fra due collaboratori. E allora parlando al telefono, mi è nata la frase che ho incorniciato con le virgolette e della quale mi compiaccio.
Così parlando ho immaginato che questa frase potesse diventare il titolo di un convegno sull'organizzazione in azienda, o se vogliano, sulla disorganizzazione in azienda, tenuta da chi la pratica positivamente, ossia da coloro che lavorano sul campo e - come si dice - si sporcano le mani.
Una "lectio magistralis", perché di questo si tratta. E tutti noi sappiamo di quanto ce n'è bisogno.

E per ridere un po': Facite ammuina!
postato da: BrunoStein alle ore 22:55 | Permalink | commenti (1)
categoria:commenti
domenica, 16 agosto 2009

AtacamaAtacama: fino a stanotte non sapevo che cosa fosse. E’ un deserto, quasi al confine fra Cile e Perù. “Le rose di Atacama” è il titolo di una raccolta di racconti di vita, una sorta di diario di Luis Sepùlveda che mi porta a spasso per il mondo e mi regala momenti di vita indimenticabili, che viaggiano nello spazio e nel tempo, dagli ultimi quarant’anni all’America dei conquistadores.

E il deserto di Atacama mi richiama la calura di questi giorni, giorni di un afoso Ferragosto italiano. Luis e questo caldo mi hanno spinto a connettermi di nuovo al mio diario virtuale e a stendere queste parole, dopo mesi di assenza.

Qui, sotto il gelso nel mio giardino, con un portatile dotato di batteria e connessione umts, mi collego al mondo di internet e ai suoi abitanti. Facile, mi vien da dire. Sì, facile, grazie alla tecnologia di oggi che ci dà questa opportunità. Ma se uso gli occhi di mio nonno materno – Nesmi. morto nel 1976, amante della tecnica e della tecnologia – direi “Strabiliante, fantastico, fantascientifico!”.

Ed è proprio così: forse noi non ci facciamo caso, ma viviamo un’epoca che ci dà enormi opportunità di comunicazione.

E questo caldo mi affanna e allo stesso tempo di ricarica. Questo caldo mi piace, mi fa sentire vivo. Mentre sudo e guardo i miei piedi nudi, mentre mi tolgo la polvere dalla gola con dell’acqua fresca e mi dimentico dell’ufficio e della sua aria climatizzata.

Questo caldo mi richiama al mondo, alla vita vera e non asettica delle luci artificiali e dei soffi di aria fresca.

Qui sotto il gelso, mentre una bava di vento mi culla. Qui medito sulle rose di Atacama, quelle rose che fioriscono una mattina soltanto e colorano di rosso il deserto.

Una vita breve ma intensa. E non per questo smettono di fiorire.

postato da: BrunoStein alle ore 14:18 | Permalink | commenti
categoria:nuvole
giovedì, 26 febbraio 2009

camillo 02Oggi mattina ci è venuto a trovare un simpatico amico: si chiama Mandarino.

Ha circa quattro anni e sei mesi ed è un maschietto: è un canarino tutto arancione.

Sul corpo sfoggia sfumature chiare color giallo, bianco, arancio chiaro.

Muove continuamente il suo capo piccolino con occhi minuscoli e scuri.

Ha un beccuccio un po’ ricurvo e di colore tenue, porta una lunga coda sporgente, delle zampette rugose e con unghie appuntite.

Quando stiamo in silenzio emette il suo timido verso: come per chiamarci.

Non sta mai fermo, frulla su e giù per gli stecchetti colorati e qualche volta si ferma per becchettare qualche semino qua e là.

Ogni tanto si nasconde e poi sale sull’altalena arancione e si dondola felice, ma subito dopo vola via.

E’ un uccellino bellissimo e ci fa compagnia.

(Talitha, 9 anni)

postato da: BrunoStein alle ore 21:22 | Permalink | commenti
categoria:racconti, talitha
martedì, 24 febbraio 2009

Mongolfieracatene che stridono

ruggine in polvere giù

ferro, corda tesa

secco in gola

sudore, occhi chiusi

caldo nel pallone

prigioniero del mio peso

potenza incatenata

grido e stacco da terra

cado mentre mi alzo, su

infinito

postato da: BrunoStein alle ore 23:31 | Permalink | commenti
categoria:poesie
lunedì, 23 febbraio 2009
VoloOcchi lucidi
Occhi neri
Sorriso caldo
Sapore di terra viva
Vedo il mare, oltre
La mano mi sfiora
Libera, la mia anima libera non ha paura
Rovi lontani, portati dal vento
Mi giro e volo
postato da: BrunoStein alle ore 21:49 | Permalink | commenti
categoria:poesie
domenica, 08 febbraio 2009

neveLeggera scende coprendo il prato e affascinando la natura che va in letargo.

Arrivano bambini stupiti ma con le facce sorridenti, si spingono e sprofondano nel “piumino bianco”, facendo un pupazzo di neve.

Gli alberi sono addobbati con fili candidi pronti per l’arrivo dell’inverno.

I fiocchi scintillanti volteggiano e ti salutano felici per cadere insieme ai loro amici.

E’ soffice e quasi mangiabile che sembra zucchero filato.

Certe volte arrivano piume infuriate battendo sui loro amici impauriti.

I sassi sono coperti da tanti fiocchi delicati.

Scendono farfalline bianche e si posano su fiori ghiacciati.

E’ nato un mondo incantato: è arrivata la neve!

(Talitha, 9 anni)

postato da: BrunoStein alle ore 13:30 | Permalink | commenti
categoria:racconti, talitha
domenica, 08 febbraio 2009

autunnoPiove, piove e ancora piove; sono tutto bagnato, sporco e con qualche foglia secca che si appiccica addosso.

Sono un giovane scoiattolo che sta saltellando su alberi spogli in cerca di un riparo.

Intorno a me ammiro aceri rossicci e dorati, pini color verde cupo, pioppi stanchi e silenziosi.

Passeggio sull’erba giallina e affaticata, arrivo ai campi ormai arati, attraverso la strada con macchie scivolose.

Sotto il cielo grigio e brontolante intravedo colline nascoste, come in cerca di qualcuno.

Cammino su foglie che sembrano monete d’oro e di bronzo, quando ci passo sopra schricchiolano: approfitto per cercare qualche cosa da mangiare sul morbido tappeto.

Il prato enorme è quasi morto, immergo le mie zampette nel terreno fangoso.

Mi pungo con i ricci e ritorno a casa in cattive condizioni.

L’autunno sta vincendo!

(Talitha, 9 anni)

postato da: BrunoStein alle ore 13:20 | Permalink | commenti (1)
categoria:racconti, talitha